Una gita alle radici.
3. L’addio alle tracce.
Sono vecchio di iuta
lacero di volontà.
Le fiabesche briciole di pane
sono perdute in lunghe scie nere
di allegre cornacchie.
Una gita alle radici.
3. L’addio alle tracce.
Sono vecchio di iuta
lacero di volontà.
Le fiabesche briciole di pane
sono perdute in lunghe scie nere
di allegre cornacchie.
Una gita alle radici.
2. Il ritorno sarà.
Un viaggio e poi torno
di nuovo, son nuovo
mi tolgo le scarpe
e accenno a un caffè
il latte macchiato
la nuvola e il tè.
Risplende il tappeto
appeso d’oriente
ricco di trame
filate e poi niente
d’intorno è cambiato
solo l’utile faggio
per l’ombra incipiente
è stato da un raggio
abbattuto, fendente.
Una gita alle radici
1. Le ragioni dalla gabbia.
Un volo in giardino, lo sai,
è questo che aspetti.
E poi dici che sono scurrile.
Scavo con le mani, me lo mangio il giardino!
E ci penso, penso a quanto è buona la terra!
su un qualsiasi altro pazzo pianeta
Sono certo:
la muffa è ovunque:
sulle ali del pappagallo che dice ciao
e sui colori,
sulle fibbie del piccolo mondo.
A piedi, Marco! A piedi!
Col fastidio sulle spalle
ragiono male, reagisco male
alla metafora oltre la siepe.
All’erba m’aggrappo strappata e
un varco oltre il parco…
un varco oltre il parco, Marco!
prerogativa antica.
Il parco mondo cocciuto.
M’aggrappo e scavalco, rotolo
dentro la linfa del vivo,
sono eroe di clorofilla
oltre l’atomo e sfera
ributto in picchiata, a esplodere
m’aggrappo al frammento
rubato dal nero