E un’idea di frasi compiute
si agita informe per far breccia,
bottino, stuprare la carne.
Ero spesso sognante al parco
contemplando l’andirivieni e lo scontrarsi
di piccole formiche.
Oziavo, sdraiavo il blu
al mio fianco al calare
della palpebra.
Qualcosa gonfiava nel petto,
dietro lo sterno,
quasi a volere la sua, di felicità.
E prendersi la briga
di un affare più grande
ha smesso me di sdraiarmi col blu.
Ci si prende poi per qualcosa
di meno e che poi non c’è più:
la vergogna di avere giaciuto col cielo.
Un maestro mi disse
che forse era il diavolo quello
e io gli diedi retta.
E in fondo, gli atti
gli stessi pensieri sono il frutto
di quella vergogna.
La vergogna di vergognarmi
ora la fa da padrone
in un gioco degli specchi
a rinchiudermi qui
in un separé
della mia integrità.