Era tanto azzurra l’ora

luglio 10, 2009

Era tanto azzurra l’ora
e quieta la pianura e vasta.
Incedeva la natura con fare grave
solenne prodigava.
Qualcuno, se mai esistito
godeva degli slanci, delle pause
del cielo i movimenti.


Il cielo è verde

luglio 10, 2009

Il cielo è verde
più del pomodoro nell’orto.
È verde non perché voglio attribuirgli qualche significato particolare,
ma proprio perché lo vedo verde.
È estate
ed io vedo verde il cielo
più verde dei miei pomodori non ancora maturi.


Vado avanti sul sentiero

luglio 10, 2009

Vado avanti sul sentiero
immune d’altre vie.
Torno.
Salto se mi fermo.


Sento di più quando immagino

luglio 10, 2009

Sento di più quando immagino:
sento il mio corpo,
sento i miei nervi.
Conteso da mille Signore
(la loro voglia imperante mi divide)
sento il dolore fisico.


Seduto inerme

luglio 10, 2009

Seduto inerme
sento sentori sentiti sentimentali.
Mi fingo io
fittizio finto
volante da cieli radi.


Sul grembo di chi vuole morbidezze

luglio 10, 2009

Sul grembo di chi vuole morbidezze
si cela l’ordine gerarchico.
Addio sinceri!
Carezza ambigua la mia mano.


E cago

luglio 10, 2009

E cago
d’innumerevoli cibi,
sorvolando abissi,
nuotando alto,
compatto ammasso e melliflua pelle
dall’acre odore


La porta si apre stridendo

luglio 10, 2009

La porta si apre stridendo.
L’ombra avanza
con circospezione.
Lenta si dipana,
di un nero diventa
velluto profondo,
m’assorbe si nutre.

Quale leccornia la mia pelle
avvolta in lenzuola immacolate.


La tensione mi spinge

luglio 10, 2009

La tensione mi spinge
lascia tracce che ricerco.
Recupero il paesaggio
le case più vicine e la strada che si perde.
Vedo, verticale nella nebbia,
la striscia di verde chiaro tra due muri di mattoni.
La interrompe un viola d’alberi.
E fila di quadrati punteggiano di bianco,
del colore del liquido cielo
che preme.


La festa a casa di C.

luglio 10, 2009

La festa a casa di C.

Quella sera fui freddo,
ma non più del pavimento di marmo.
I presenti impallidirono
ed ebbi la sensazione che anche gli altri,
nelle altre stanze,
cambiassero di colore, diventassero bianchi.
Ma in fondo nessuno riuscì veramente a toccarmi.
Chi si accorse di me?
Poco dopo vidi C. che azionava un cursore,
variando gradualmente il colore delle luci
in tutto l’appartamento.


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